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Anniversario rivolta Tibet: tra i giornalisti espulsi, due italiani

10 Marzo 2009 | Innovazione

Erano stati fermati ieri due giornalisti italiani, il corrispondente dell’Ansa a Pechino, Beniamino Natale, e quello di SkyTg24 Gabriele Barbati, dalle forze dell’ordine cinesi. I due, senza avere trasgredito ad alcuna legge, sono stati trattenuti per ore, interrogati e poi rilasciati. Attualmente stanno bene  e sono in contatto con l’Ambasciata italiana a Pechino. Oggi, giorno dell’anniversario della repressione della rivolta del 1959 del Tibet, un nuovo episodio di repressione ha coinvolto i giornalisti stranieri : la polizia cinese ha fermato tre giornalisti francesi dell’Agenzia France Presse. I giornalisti volevano visitare il monastero buddista di La Jia in una zona montagnosa della provincia di Qinghai. Bruno Philip, corrispondente del quotidiano Le Monde in Cina, riporta che i colleghi non erano in una posizione illegale poiché dal 2007, a eccezione della regione autonoma del Tibet, i giornalisti non hanno più bisogno di autorizzazione per operare fuori da Pechino. In assenza dei giornalisti in Tibet, gli incidenti che avvengono sono raccontati dai Tibetani e dal governo in esilio. Altre zone sono state vietate dalle forze dell’ordine cinese, all’ingresso di stranieri e giornalisti. In un comunicato, il Club dei corrispondenti stranieri in Cina, ha oggi fatto un appello : “ Bisogna mettere fine alla detenzione dei giornalisti e aprire le zone tibetane per effettuare i reportage ” e il presidente del Club, Jonathan Watts, ha aggiunto: “ Fermando queste zone e bloccando l’ingresso dei giornalisti, le forze di sicurezza risvegliano le preoccupazioni sulle loro azioni. Il governo deve rispettare le promesse di apertura in tutta la Cina, compresa la regione autonoma del Tibet e le altre regioni tibetane ”  

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