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Wind, 50 milioni di rimborsi

17 Marzo 2009 | Innovazione

Wind deve risarcire la cifra totale  di 50 milioni di euro, suddivisa tra i circa 130 mila utenti danneggiati dalla cattiva gestione del passaggio d’operatore. Un’azione collettiva vinta dal Movimento Consumatori ha aperto la strada a questi rimborsi multipli. Nel 2001, migliaia di utenti avevano chiesto di passare a Infostrada ma si sono ritrovati a pagare comunque il canone Telecom . Così, in massa, hanno deciso di rivolgersi alla magistratura. La settimana scorsa, la Corte d’Appello di Torino ha dato ragione all’associazione dei consumatori, in causa contro Wind (che ora incorpora Infostrada) confermando così la sentenza di primo grado del 2006. Sentenza che specifica due cose: “ Gli utenti hanno diritto ai rimborsi per i canoni pagati dal 2001 e Wind deve informarli mandando loro una lettera. Poiché ancora in Italia non sono possibili class action, questa sentenza non ordina a Wind di rimborsare gli utenti, ma spiega che hanno diritto al rimborso […]. Gli utenti che non ottengono spontaneo rimborso da Wind, dovranno intentare cause separate, ma grazie a questa sentenza non dovranno più provare l’illecito” . Wind sta valutando se ricorrere o meno in Cassazione: il pomo della discordia è la cifra degli utenti coinvolti: le stime di Assoconsumatori parlano di 130 mila, sulla base di una sentenza Antitrust di maggio 2002 che sanzionava la compagnia per pubblicità ingannevole per l’offerta specifica. Wind ribatte  dicendo che sono ormai solo poche decine gli utenti sono coinvolti. “ A conferma di questo, dopo la sentenza di primo grado e la sua pubblicazione sui principali quotidiani nazionali, solo un centinaio di utenti ci ha contattato per chiedere il rimborso. Casi, per altro, che abbiamo già gestito ” fanno sapere dagli uffici del gestore telefonico. Certo è che questa sentenza rappresenta un nuovo, piccolo passo avanti verso il riconoscimento dei diritti di categoria. N iente a che vedere con la class action , come già specificato, ma almeno il segnale di una svolta collettivista nel giudizio di questo genere di truffe-inefficienze aziendali.

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