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Intercettazioni, emendamento del governo in cerca di accordo

20 Luglio 2010 | Innovazione

Il governo ha presentato il proprio emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni. Nel testo modificato dall’esecutivo si afferma il principio secondo il quale, nel corso delle indagini, l’obbligo del segreto per le intercettazioni cade ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. Dunque viene introdotto il principio secondo cui la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta udienza-filtro. Il governo propone così di sopprimere la versione precedente del testo, che prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Così facendo si sopprimerebbe  anche la norma che specifica il regime delle intercettazioni allegate all’ordinanza cautelare . Anche nella nuova bozza, comunque, le intercettazioni restano segrete fino a quando le parti in causa non ne vengono a conoscenza. Le modifiche apportate dovrebbero consentire un accordo quanto meno all’interno della maggioranza. I parlamentari più vicini a Gianfranco Fini , scettici sull’approvazione della prima bozza del testo sulle intercettazioni, plaudono all’emendamento che “ evita il bavaglio alla stampa” e si riavvicinano alla posizione ufficiale del Pdl, che presenterà il provvedimento alla Camera il 29 luglio. “ L’emendamento del governo – ha spiegato Emilio Costa, capogruppo del Pdl in commissione – è un emendamento di sintesi ed è un tassello che completa il percorso. Mercoledì mattina scadono i termini per i subemendamenti e poi si comincerà a votare in commissione per essere pronti per il 29 luglio. Non ci sarà alcun rinvio” Critici, invece, gli esponenti dell’opposizione , che per bocca di Donatella Ferranti (Pd) definiscono “inopportuno” che a seguire l’iter per conto del governo sia uno degli indagati dell’inchiesta sulla P3, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. L’Idv ha poi chiesto al presidente del Senato Renato Schifani di calendarizzare la mozione di sfiducia a Calinedo, giudicandolo inadatto a svolgere il proprio lavoro.   Insoddisfatto anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , secondo il quale l’ultimo ritocco alla legge sulle intercettazioni produrrà un apparato normativo che “lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile”.

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