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Agcom invoca ‘piano Italia’ per banda larga e conferma crescita tv

6 Luglio 2010 | Innovazione

L’Italia a più che mai bisogno di un piano nazionale per lo sviluppo della banda larga e garantire quindi alla totalità dei propri cittadini l’accesso veloce a internet. A dirlo è l’Agcom, sottolineando come il Belpaese sia solamente al diciassettesimo posto tra i paesi dell’Unione europea quanto a connettività rapida (a disposizione del 20,6% della popolazione, contro una media continentale del 24,8%). “ Se l’Italia vuole essere online deve rimuovere le remore mentali e azzerare i balzelli digitali”, dice il presidente dell’Autorità per le comunicazioni, Corrado Calabrò, la cui relazione in materia – letta alla Camera – chiama in causa enti governativi e bancari, il cui supporto resta fondamentale per sviluppare una rete a banda larga davvero capillare. Agcom propone una vera e propria fusione d’intenti tra operatori, fazioni politiche e organi economici: le regole dell’autorità, secondo Calabrò, serviranno poi a favorire imvestimenti condivisi tra le compagnie telefoniche, garantendo la neutralità tecnologica delle nuove reti e parità di condizioni nell’utilizzazione delle infrastrutture comuni. Per arrivare in concreto all’attuazione del progetto di rete italiana, Calabrò sollecita direttamente il legislatore: “ Serve un insieme organico di norme”, dice il presidente Agcom, per la costruzione e la condivisione delle infrastrutture. La diffusione della banda larga su tutto il territorio italiano è un nodo cruciale per lo sviluppo dell’e-commerce nella Penisola, per consentire il completamento della digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione e di quelli sanitari, colmando il divario digitale tra le diverse regioni. Per un medium – il web – che ancora deve trova in Italia una propria dimensione definita, ce n’è un altro – la televisione – che si conferma crocevia ineludibile per le fortune del settore telecomunicazioni. “ el 2009, ricavi del comparto televisivo si mantengono consistenti , segnando un incremento dell’1,7% rispetto al 2008 ”, spiega Calabrò. A trascinare il mercato, però, sono le pay-tv, che incrementano utenti e giro d’affari. Lo scorso anno, la pubblicità su piccolo schermo ha fruttato ai canali tv in chiaro 3,54 miliardi di euro (-9,3% su base annua), mentre le sottoscrizioni a quelli a pagamento sono valse 2,87 miliardi (+7,4%). Resta immutata la struttura tripolare del sistema televisivo italiano , con una distribuzione delle risorse equilibrata tra Rai, 2,7 miliardi di euro di ricavi proprio come Sky, e Mediaset (2,5 miliardi al netto di una quota delle partecipate). Il terzetto domina il mercato, impedendo di fatto l’emergere di altri concorrenti. 

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