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Berlusconi e stampa straniera: lo scontro continua

11 Settembre 2009 | Innovazione

Silvio Berlusconi non cessa lo scontro a tutto campo con i mezzi di informazione. La sttampa internazionale non smette di criticare i vizi, pubblici e privati, del capo del Governo. “Se Berlusconi ama il suo Paese così appassionatamente come dice, lasci perdere le cause e faccia sì che la stampa sia libera di fare il proprio lavoro” dice quest’oggi un editoriale del Wall Street Journal , che analizza la difficile situazione della stampa nostrana, messa sotto tiro dal premier con denunce e intimidazioni verbali. “La serie di azioni legali contro i media – continua il quotidiano statunitense – farebbe sorridere, se non fosse che rischiano di essere davvero efficaci” . La sindrome di Napoleone di cui Berlusconi sembra soffrire , preoccupa i giornalisti stranieri, che temono per lo stato della democrazia in Italia e non mancano di far notare come le polemiche con giornali e tv siano un modo efficace per deviare l’attenzione pubblica dalle difficoltà dell’esecutivo guidato dal Cavaliere. “Per la maggior parte di noi (le azioni legali, ndr) sono una farsa all’italiana per sviare l’attenzione, ma per i media coinvolti queste cause non sono uno scherzo” scrive sempre il Journal. Il quotidiano iberico El Pais , invece, titola l’articolo a commento del vertice conclusosi ieri a La Maddalena, corredato da una fotografia di Berlusconi, con un inequivocabile ‘Meglio non frequentarlo’.  La testata spagnola, poi, scrive: “Ciò che sta convertendo Berlusconi in un personaggio improprio di un Paese serio e di un governo presentabile, riducendone la capacità di dialogo autorevole con i suoi omologhi, non è la sua vita privata, ma la confusione delirante fra il pubblico e il privato con la quale ha organizzato la vita politica italiana” . El Pais spiega le difficoltà degli altri leader internazionali nel confrontarsi con il politico italiano : “ Frequentare la compagnia di Berlusconi, il cui Paese appartiene al G8, è diventata una difficoltà politica addizionale nelle complesse relazioni internazionali” . Un problema d’immagine, dunque, ma non solo.

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