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Calabrò stima un cifra fra 8 e 15 miliardi per la rete di nuova generazione

22 Giugno 2007 | Innovazione

Per la rete di nuova generazione “servono tra gli 8 e i 15 miliardi di euro”. E’ la stima di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, che non esclude possano essere usati incentivi statali per la costituzione della rete.  “C’é bisogno di una politica complessiva di incentivi alla banda larga che possono, è vero, avere effetti distorsivi sulla concorrenza ma la Ue ci dà delle linee guida: in aree rurali dove è scarso l’accesso alla banda larga l’intervento pubblico è idoneo. Bisogna mantenere alta l’attenzione nelle aree dove è già presente il servizio ma non in regime di concorrenza mentre nelle zone dove c’è una regolare concorrenza non si giustifica un intervento pubblico e gli aiuti di Stato sono incompatibli con la Ue”, ha sostenuto Calabrò in un intervento al convegno su “Reti di telecomunicazioni del futuro”, organizzato presso l’università Bocconi, che ha visto la partecipazione del commissario europeo Viviane Reding.  Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, ha sostenuto il parere opposto affermando che “non soldi pubblici ma bisogna lasciar decidere al mercato. Questo è possibile attraverso un quadro regolatorio chiaro che garantisca incentivi e ritorni sugli investimenti a chi fa una rete di nuova generazione e si raggiunge con tariffe di terminazione sulla rete fissa che tengano conto degli investimenti fatti; noi abbiamo investito 3,5 miliardi in 5 anni nella nostra rete di nuova generazione”.  Dal punto di vista degli aspetti competitivi, è intervenuto Francesco Caio, vice presidente Lehman Brothers Europa, che ritiene necessario “consolidare il settore con pochi concorrenti capaci di garantire innovazione”. Sul tema della separazione della Rete Pasquale Pistorio, presidente di Telecom Italia, ha ribadito che “nessuna forma di separazione dovrebbe essere imposta unilateralmente su un operatore incumbent mentre la separazione funzionale potrebbe essere accettata come esito finale di un dialogo con il regolatore, concesso che avvenga insieme a una significativa deregolamentazione dei mercati retail”.  “Non vi è la necessità di imporre a Telecom un modello di separazione funzionale come nel caso di British Telecom. Lo sviluppo delle reti di nuova generazione richiede piuttosto un approccio regolamentare light touch. La priorità alla soluzione di problemi per eventuali barriere economiche e tecniche deve essere data agli accordi commerciali. La separazione funzionale non può quindi essere imposta ma dovrebbe essere un esito che richiede una partecipazione attiva di Telecom Italia su base volontaria”, ha concluso Pistorio.

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