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Indagine: per i bambini internet, cellulari e Tv prima dello studio

21 Gennaio 2007 | Innovazione

Nei cinque anni di scuola elementare, compresa la frequenza in classe, i bambini dedicano 11 mila ore allo studio e 15 mila le passano davanti alla Tv. E’ uno dei dati emersi dall’indagine condotta dal professor Mario Deriu, dell’Universita’ Cattolica di Milano e presentata nell’ambito del convegno organizzato dalla diocesi su ‘I media e i bambini’. Su un campione di 1.475 ragazzi che vivono nel nord Est, la ricerca mette in luce alcune tendenze. In Italia un bambino su tre (7-11 anni) naviga in internet da solo, senza un genitore vicino. Il 20% di questi bambini dichiara di aver incontrato almeno una volta un adulto in chat ”che ha dato fastidio” (dati Eurispes). Piu’ di un bambino su 2 (il 54,8%) possiede un cellulare: il 37% lo usa per parlare con gli amici, il 32% per giocare, il 14% per mandare messaggi. I bambini delle elementari dedicano ciascuno 11 mila ore allo studio e 15 mila ore alla tv. Quattro milioni di bambini tra i 3 e i 10 anni passano in media 2 ore e 40 minuti davanti al video. ”In alcuni casi – ha sottolineato Deriu – il bambino arriva ad attribuire alla tv il ruolo di genitore”. Una famiglia italiana su tre tiene la tv accesa anche all’ora di cena, il 28% la tiene accesa anche al mattino a colazione”. Dall’indagine emerge che ”alcuni bambini citano il Tg come un programma che li spaventa”, e ben il 60% dice di aver paura che ”certe cose possano capitare a lui”. ”Inoltre – ha sottolineato Deriu – solo un bambino su dieci chiede ai genitori il significato delle notizie. Mentre di fronte a scene che li spaventano la maggioranza o chiude gli occhi o cambia canale” Al convegno di Milano è stato presentato il caso di un programma inglese, “Scary Sleepover” che in Inghilterra ha avuto molto successo e ha anche un videogioco con lo stesso nome. E’ un reality con tre piccoli protagonisti chiusi per una notte intera in una sorta di ‘casa degli spettri’. Se resistono tutta la notte vincono un premio. I tre ragazzini vivono cosi’ ‘per gioco’ una situazione di autentico terrore ed e’ quel loro ‘autentico’ terrore a fare ascolti e ricavi per la tv commerciale che lo propone.

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