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Intercettazioni: Governo pone la fiducia. Ghedini: “Ma quale Grasso, per favore”

9 Giugno 2009 | Innovazione

” Ma quale Grasso (Piero Grasso, procuratore antimafia), per favore… ” . Questa la risposta di Niccolò Ghedini a chi chiedeva lumi sul testo del ddl intercettazioni e sulle modifiche proposte da Grasso e non prese evidentemente in considerazione.   ” Il testo è quello dell’accordo di maggioranza. Solo un aggiustamento tecnico da me proposto “, ha confermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano nell’annunciare che il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul decreto. ” C’è l’accordo di maggioranza sul testo e il governo porrà la questione di fiducia sul disegno di legge sulle intercettazioni ” , ha spiegato Alfano.   La decisione è stata ratificata dopo un incontro tra i vertici di Pdl e Lega. Alla riunione, oltre ai quattro ministri Angelino Alfano (Giustizia),  Roberto Maroni (Interno),  Elio Vito (Rapporti  con il Parlamento) e Roberto Calderoli (Semplificazione Normativa), c’erano anche i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, e della Lega Roberto Cota. La Camera ha intanto bocciato la mozione con cui il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, e l’Italia dei Valori, chiedevano l’abrogazione del lodo Alfano , approvato lo scorso anno. Nella mozione Franceschini chiedeva all’esecutivo di “sollecitare e favorire un confronto tra maggioranza e opposizione per discutere immediatamente la riforma della II parte della Costituzione” che riproduca la bozza Violante approvata dalla commissione affari Costituzionali di Montecitorio nella scorsa legislatura. Per Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del Partito democratico, l’intenzione di porre la fiducia sul decreto sulle intercettazioni ” è un pessimo segnale ed è inaccettabile , in quanto il Parlamento viene espropriato completamente di ogni sua prerogativa”. ” La fiducia sulle intercettazioni – ha detto il senatore Felice Casson , ex magistrato, capogruppo dei Democratici in commissione Giustizia a palazzo Madama – dimostra che il lupo perde il pelo ma non il vizio, continuando a sacrificare le indagini di polizia e magistratura nonostante i tanti richiami alla necessità di sicurezza”. Il vicecapogruppo dell’Italia dei valori alla Camera, Antonio Borghesi , definisce la decisione di porre la fiducia al ddl intercettazioni ” un pugno in faccia agli italiani”. Il disegno di legge in esame limita l’autorizzazione per le intercettazioni solo a fronte di “gravi indizi di colpevolezza” e per un massimo di trenta giorni, prorogabili per non oltre un mese, per reati che prevedono pene non inferiori ai cinque anni compresi quelli contro la pubblica amministrazione. Prevede inoltre il carcere, da 1 a 3 anni, solo per quanti pubblicano testi di intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione. Puniti allo stesso modo anche coloro che riportano, anche riassumendo, contenuti di comunicazioni che riguardano persone estranee alle indagini.

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