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Libertà di stampa in pericolo in Marocco

6 Settembre 2007 | Innovazione

“Il Marocco sta prendendo una strada pericolosa, e la responsabilità è sua”. Con queste parole Robert Menard, direttore di Reporters Sans Frontieres, mette in causa direttamente il re del Marocco, Mohamed VI, per quello che ha definito “una serie di attentati alla libertà della stampa” nel paese maghrebino, in una lettera aperta al monarca aluita resa nota oggi a Casablanca. “Le vostre promesse sono rimaste solo quello, promesse” scrive Menard, alludendo alla transizione democratica annunciata da Mohamed VI, e aggiunge che dall’ascesa al trono del giovane re nel 1999 “34 testate sono state censurate e 20 giornalisti sono stati condannati a pene di carcere, in base al codice della stampa, il codice penale e le leggi antiterrorismo”. I due casi più recenti riguardano Ahmed Benchemsi, direttore dei settimanali TelQuel (in francese) e Nichane (in darija, arabo marocchino, attualmente sotto processo per offesa al re per un editoriale pubblicato a inizio di agosto; e il settimanale Al Watan Al An, il cui direttore è stato condannato insieme a uno dei suoi cronisti per aver pubblicato a luglio indiscrezioni di fonti militari sull'”allarme rosso” antiterrorista deciso dal governo. “In questo momento della storia della stampa marocchina tutto può andare verso il meglio o verso il peggio – sostiene Menard, prima di ricordare a Mohamed VI, che il futuro – é nelle vostre mani: voi disponete del potere e, osiamo ancora sperarlo, il desiderio di proteggere questa professione, di contribuire alla sua emancipazione, aiutando a distruggere le dighe che ne fermano la crescita””.

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