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L’Italia è il Paese dei compiti delle vacanze

5 Gennaio 2024 | Attualità

In Italia non c'è vacanza senza compiti - ph. Mitrey

Secondo un’indagine in 39 paesi, gli insegnanti italiani assegnano in media più lavoro a casa rispetto ai colleghi stranieri

Se qualcuno avesse avuto l’impressione che i compiti delle vacanze assegnati ai figli sono troppi, non si è sbagliato. Secondo un’indagine di Trends in International Mathematics and Science Study in 39 Paesi, i docenti italiani assegnano in media più compiti rispetto ai colleghi stranieri, anche durante le vacanze di Natale. E così, sotto l’albero, oltre ai regali si trova anche questo “pacco” poco gradito sia dai ragazzi, che vorrebbero solo riposare, sia dai genitori, che si sentono in dovere di verificare che vengano svolti.

Per questo, qualcuno ha pensato addirittura di scrivere un libro, destinato probabilmente a diventare un best seller, con consigli ai genitori anche in merito all’annoso problema in questione. Si intitola Regole facili. Genitori felici (e figli anche) è edito da Vallardi ed è scritto da Federica Ciccanti, pedagogista e mediatrice familiare.

Ecco alcuni accorgimenti utili:

1. Fare un piano di lavoro a partire dal conto dei giorni a disposizione, contando naturalmente le feste, gli eventuali spostamenti e il meritato riposo necessario

2. Suddividere i compiti fra i giorni e i momenti della giornata, mettendo in conto anche un 20% di imprevisto (difficoltà, ritardo, stanchezza…)

3. Prevedere una pausa ogni 30-40 minuti per sgranchirsi le gambe, ma anche qualche chiacchiera durante il lavoro: aiuterà a fissare i concetti.

4. Tenere acqua a portata di mano

5. Mettere fra i compiti anche dei momenti di condivisione familiare che magari abbiano a che fare con i compiti: una mostra o una gita nei luoghi inerenti gli argomenti studiati. Oppure, momenti di relax sul divano, spegnendo smartphone e TV.

Importantissimo: è nelle pause e durante il sonno che le informazioni si sedimentano, quindi anche il riposo fa parte dell’apprendimento. “I compiti”, scrive Ciccanti, “dovrebbero avvicinare i bambini alla scuola e mantenere vivo l’interesse verso essa. Dovrebbero essere il momento privilegiato in cui colmare la curiosità alimentata dai contenuti appresi in classe”. Probabilmente qualcosa è andato storto nel tempo, visti i risultati degli studenti italiani, soprattutto in matematica.

di Daniela Faggion

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