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New York Times: dai debiti alle accuse di nepotismo

9 Marzo 2009 | Innovazione

Lo strano e destabilizzante inizio d’anno del New York Times, il quotidiano più autorevole d’America, ha visto l’ipoteca della nuova sede, la riduzione a zero dei dividendi, il licenziamento di un centinaio di giornalisti, e una sola assunzione. Strano a dirsi, a suscitare le maggiori polemiche è stato quest’ultimo episodio. A essere assunto, infatti, è stato Arthur Sulzberger Jr ., 28enne primogenito dello storico editore del Times, che ora lavora nel giornale di famiglia come reporter di City Room, il popolarissimo blog della testata. Dopo meno di due settimane dall’assunzione, il giovane Sulzberger ha esordito sulla prima pagina dell’edizione cartacea con un lungo servizio sull’asta del Mahatma Gandhi , suscitando le ire di alcuni colleghi e qualche fumoso dibattito su meriti e raccomandazioni nella solitamente meritocraticissima America. “ È il solito nepotismo – punta il dito l’aspirante reporter sul blog Gawker – Non meritava di essere assunto, solo per il nome, quando il Times ha licenziato cento colleghi appena un anno fa ” “ È un giornalista di grande talento, che ha fatto la gavetta ” ribatte Sandy Rowe, direttore dell’Oregonian, dove Sulzberger Jr. ha fatto la gavetta e con un’inchiesta sulla corruzione degli organi di polizia ha costretto il popolare sceriffo locale alle dimissioni. Ma, a quanto pare, l’impegno in prima persona della progenie dell’editore ha anche altri significati: il mondo dell’editoria a stelle e strisce è infatti allo stremo , e il suo fiore all’occhiello non fa eccezione. Il Times (controllato da un gruppo che è proprietario anche del Boston Globe e dell’International Herald Tribune) ha un debito che si aggira intorno a 1,1 miliardi di dollari e sta affrontando una grave crisi di liquidità dovuta soprattutto all’ emorragia di inserzioni pubblicitarie. Ecco dunque che Sulzberger Jr. si veste dei panni del salvatore, a testimoniare il nuovo entusiasmo dell’editore nel suo giornale di punta. E, in queste vesti, riesce a mettere d’accordo anche i colleghi scettici: “ È uno bravo, umile, preparato, che non chiede sconti – spiegano, nascosti dall’anonimato imposto a tutti dalla testata – sarebbe arrivato anche con un cognome diverso ” Che ci si creda o meno, in un paese prostrato dalla crisi economica e in cui ogni giorno rischiano di scomparire giornali dalla storia importante, il costume di un (giovane) super-eroe fa ancora un certo effetto.

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