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Rai pronta a ricorrere contro reintegro di Saccà

30 Giugno 2008 | Economia

La Rai ricorrerà contro l’ordinanza del giudice del lavoro di Roma che dispone il reintegro di Agostino Saccà nel ruolo e nelle funzioni, oltre che nello stipendio, di direttore di Rai Fiction. Questo quanto annunciato dall’azienda in un comunicato stampa, che specifica che il reclamo sarà presentato davanti al Tribunale in composizione collegiale. La ferma reazione arriva dopo la decisione del giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, che ha accolto il ricorso presentato dai legali di Saccà e ordinato la sua riammissione in servizio. “La Rai avrebbe avuto già da tempo gli elementi di fatto necessari e sufficienti ad adottare sanzioni disciplinari, anche risolutive, nei confronti del dottor Saccà senza bisogno di attendere che sugli stessi fatti si pronunci in sede penale il Gup presso il Tribunale di Napoli: non c’era, pertanto, ragione per procrastinare la sospensione cautelare dal servizio nè per sospendere il procedimento disciplinare”, ha deliberato Giuspeppina Vetritto, scatenando le ire di Viale Mazzini che aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall’inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Per il giudice Vetritto, appare palese che la Rai “abbia preferito ‘scegliere di non scegliere’, cioè decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna decisione, nè di adozione di provvedimento sanzionatorio, nè di archiviazione del procedimento disciplinare, così giungendo a liberarsi del proprio ormai scomodo dipendente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate ‘risultanze’ da acquisirsi in sede penale, in tempi sicuramente non brevi ed anzi certamente assai piu’ lunghi di quelli previsti per la cessazione ‘naturale’ del rapporto di lavoro del Saccà”. “I comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l’esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo. A meno di non voler degradare l’azienda e il Servizio al livello di quei comportamenti”. Fermo restando il “pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto”, è stata la risposta di Claudio Petruccioli , presidente Rai, che ha tenuto a ribadire “la convinzione espressa fin dall’inizio di questa sgradevolissima vicenda”. Consiglia cautela nel valutare la decisione del giudice, Nino Rizzo Nervo, componente del cda Rai: A chi si affretta a commentare con entusiasmo la decisione del giudice del lavoro di Roma mi permetto di suggerire prudenza e, prima di pronunciarsi, di leggere con attenzione le motivazioni. Purtroppo da quelle pagine non traspira come qualcuno ha detto una ventata di aria pulita ma piuttosto il degrado di un’azienda dove c’è chi vorrebbe considerare normale una situazione che è invece la degenerazione maleodorante del rapporto con la politica e con i politici”. Per il consigliere, quindi, si tratta di “un rilievo tecnico-formale, che rispetto anche se non mi convince, ma che nulla toglie alla sostanza di questa amarissima vicenda e al degrado dell’immagine del servizio pubblico che ne è derivato”. Chiama in causa il direttore generale Claudio Cappon, Sandro Curzi, congliere anziano della Rai, sottolineando che “l’azienda poteva licenziarlo, poteva sospenderlo (ma non per sette mesi, lasciando peraltro vacante il suo ufficio, strategicamente fondamentale per l’attivita’ della Rai), poteva rimuoverlo e spostarlo ad altro incarico, poteva invece decidere di lasciarlo al suo posto. Non ha fatto niente di tutto questo”. E “come rileva correttamente il giudice, l’azienda ha semplicemente deciso di fare l’ultima cosa che dovrebbe fare e che si dovrebbe fare in un’azienda, peraltro del rilievo e della importanza della Rai: decidere di non decidere”. Il consigliere anziano ha sottolinea quindi che non gli piace e ” comunque non ha nessuna utilità dire oggi: l’avevo detto”. Ora invece “ognuno deve assumersi le proprie responsabilità per il passato e, soprattutto, per il presente. Non voglio entrare in polemica con nessuno in queste ore, tanto meno con alcuni colleghi del Consiglio che hanno rilasciato in queste ore dichiarazioni che non dicono tutto e non chiariscono tutto. Quello che ora mi preme è ciò che succede adesso. La Rai si è già coperta abbastanza di discredito in questa vicenda. Domani c’è consiglio di amministrazione. N on è più tempo, per nessuno, di furbizie o di ambiguità “.

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