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Sette operatori europi chiedono tutela all’Ue

14 Febbraio 2008 | Innovazione

Sette operatori di telefonia mobile europei fra cui Wind e il gruppo 3 hanno annunciato a Barcellona, durante il Mobile World Congress, di essersi rivolti alla Commissione europea e alle autorità di regolamentazione nazionali per chiedere “misure urgenti per lo sviluppo di una piena concorrenza” nel settore.  In una nota i sette operatori (oltre a Wind e 3, il francese Bouygues, il belga Base, il tedesco E-Plus, il turco Avea e il polacco Play) hanno affermato che “molti aspetti degli attuali regimi regolamentari favoriscono la posizione dominante di pochi grandi gruppi di telecomunicazioni”.  Questo, aggiungono, “a scapito degli operatori entrati successivamente nel mercato, cui erano state assegnate le licenze proprio con il fine di aumentare la concorrenza a vantaggio dei consumatori”.  I sette operatori, riuniti nel “Mobile Challengers Group”, hanno affermato anche che negli ultimi anni “ciò ha portato a un aumento della concentrazione” nel settore della telefonia mobile europeo. Inoltre, hanno rilevato “un rafforzamento delle quote di mercato di pochi operatori incumbent, tramite fusioni e acquisizioni, mentre si è ridotto il numero di operatori mobili indipendenti”.  In una lettera alla commissaria europea alla società dell’informazione Viviane Reding, i sette operatori hanno affermato che fra il 2000 e il 2005 ci sono state 20 fusioni e acquisizioni, e che “la maggior parte di queste operazioni ha coinvolto uno dei quattro principali operatori paneuropei (Orange, Vodafone, T-Mobile, Telefonica)” mentre gli operatori locali indipendenti sono diminuiti da 20 a 13. Il Challengers Group ha chiesto a Bruxelles “un assetto regolamentare che favorisca un ambiente concorrenziale e innovativo, con conseguente calo dei prezzi, anziché proseguire sulla strada verso un oligopolio degli operatori storici”.  I sette operatori, che chiedono “misure tempestive per porre fine a tale distorsione”,  puntano in particolare il dito contro “le tariffe di terminazione pagate dagli operatori europei per terminare le chiamate sulle reti degli operatori di maggiori dimensioni”, che “impediscono lo sviluppo di mercati realmente competitivi”. Queste tariffe, sostengono, “offrono ingenti introiti agli operatori dominanti e spesso rappresentano vere e proprie sovvenzioni pagate dai piccoli operatori a quelli più grandi”. Il Challengers Group chiede inoltre misure per ridurre gli ostacoli che i consumatori ancora incontrano nel passaggio da un operatore all’altro.

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