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The Guardian e Washington Post, bye bye Facebook

17 Dicembre 2012 | Innovazione

Due tra le più prestigiose testate del pianeta hanno deciso di abbandonare Facebook : niente link e like, d’ora in avanti, per l’inglese The Guardian e l’americano Washington Post . I due quotidiani, da sempre entusiasti promotori delle attività 2.0 e tra i primi ad aderire alla Timeline lanciata dal sito a fine 2011, vogliono ristrutturare ‘in proprio’ i contenuti e gestire in solitaria i flussi di traffico ai loro portali. The Guardian e Washington Post aveva una relazione particolare con Mark Zuckerberg & Co .: fungevano da avanguardia per lo sviluppo di app d’informazione e delle strategie di marketing in relazione alle notizie sul social network. Il patto era chiaro: Facebook avrebbe guadagnato contenuti interessanti, i giornali avrebbero allargato la loro base di lettori. Le applicazioni frictionless, lanciate dalle due testate in connubio con il sito 2.0 poco più di un anno fa, hanno portato un forte incremento di visualizzazioni delle news, grazie al meccanismo di segnalazione dei link e dei post apprezzati da amici e contatti web (+1 milione di utenti al giorno per The Guardian ). Ma negli ultimi giorni la partnership tra i quotidiani e Facebook è naufragata, per volere dei primi. The Guardian vuole liberare l’accesso ai contenuti eludendo EdgeRank, l’algoritmo che governa il social network e privilegia i link che collezionano più clic. Il Washington Post , invece, pone l’accento sulle nuove politiche riguardanti la privacy, che metterebbero a rischio i dati degli utenti e di conseguenza il rapporto tra il quotidiano e i suoi lettori. Il problema vero, però, è come monetizzare il pubblico crescente : Facebook non è il mezzo più valido per far valere il traffico online, perciò è ora di studiare modelli di business virtuosi: il Post pensa a contenuti premium a pagamento, The Guardian a un giornale a misura d’utente. Insomma, servono nuove strutture e una profilazione sempre maggiore dei contenuti. L’esperienza social ha portato traffico e la consapevolezza che il 2.0 non basta per la sopravvivenza del giornalismo. Seguici su Twitter @QuoMediaNews

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